Emiliano e M5S alla conquista del Sud

di Onofrio Romano

Due suggestioni visive sono emerse nel profluvio di analisi del voto. La prima offerta dal Giornale, che ha mostrato la mappa del Regno delle Due Sicilie del 1816 e quella della valanga elettorale Cinquestelle nel 2018, rivelando la perfetta sovrapponibilità dei confini. L’altra fornita dall’Istituto Cattaneo, che ha evidenziato la sorprendente similarità tra le percentuali ottenute in questa tornata elettorale dal M5S e quelle detenute nel 1992 dalla Democrazia Cristiana. Insomma, i pentastellati sembrano avere occupato posto e ruolo di quelle forze che storicamente hanno mantenuto il Mezzogiorno nel suo stato di minorità, compensando i meridionali con prebende e sussidi per la mancata inclusione nei circuiti della modernità. Le forze della “sedazione”. Il M5S si candida a catalizzare il disagio meridionale, depoliticizzando la rabbia che ne consegue ed evitando che essa si trasformi in una minaccia per gli assetti regolativi egemoni. Lo schema è sempre lo stesso: blandire il ribellismo (all’occorrenza da scatenare contro le forze progressiste) e conservare gli assetti che condannano il Mezzogiorno alla marginalità. 

Come si otterrà questo risultato è ancora tutto da vedere. Quel che è chiaro è che il populismo dei Cinquestelle ha carattere universalistico, non è cioè fondato, come d’abitudine a Sud, sul rapporto diretto tra cittadini e signorotti locali. Del resto, quantità e, soprattutto, modalità di funzionamento della spesa pubblica non consentono più la soluzione particolaristica. Ma qui occorre prestare attenzione al modello rappresentato da Michele Emiliano. Il governatore è la piattaforma girevole tra vecchio e nuovo. È riuscito a frenare in Puglia l’emorragia di consensi del Pd (-27 di decremento percentuale, in confronto ad esempio al -41.5% della Campania) e al contempo a rallentare l’ascesa del M5S (+76 d’incremento percentuale, rispetto al +123% della Campania). Il populismo di Emiliano è l’opposto di quello pentastellato: il suo consenso si basa sul reclutamento di detentori di bacini personali e apolitici di voti, stile Dc. Se i due fronti si dovessero in qualche maniera saldare, si consoliderebbe a Sud una nuova morsa politica che riporterebbe i meridionali al consueto stato di cattività dorata, all’eterno infantilismo politico, dove il lamento ribelle fa velo alla dipendenza dalla benevolenza paternalistica del padrone di turno. 

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