Perle, 1. Il grande Gauss

Capita, a volte, di imbattersi in straordinarie perle.
Nel 1820 il grande Carl Friedrich Gauss propose di tracciare nella steppa siberiana una rappresentazione grafica del teorema di Pitagora da usare come messaggio verso civiltà aliene. I lati del triangolo e dei quadrati, lunghi migliaia di chilometri per poter essere visti dalla Luna o da Marte, sarebbero dovuti essere tracciati piantando abeti neri; le aree delle figure, poi, riempite seminate a orzo in primavera, avrebbero gradualmente cambiato colore dal verde al giallo scuro e carico della maturazione, per essere, forse, meglio notate dalle profondità dello spazio.
Parecchi anni dopo, avendo casualmente avuto notizia di tale proposta, Adolfo De Bosis, poeta oggi piuttosto trascurato nonché padre di Lauro De Bosis che nel 1931 da un piccolo aereo lanciò su Roma migliaia di volantini antifascisti prima di inabissarsi in mare mentre cercava di tornare a Marsiglia, avrebbe commentato che, se proprio si intendeva essere onesti con gli alieni, si sarebbero dovute piuttosto tracciare in tal modo le figure di un cazzo e di una fica: l’umanità avrebbe dato così una rappresentazione più veritiera di sé. La storiella è raccontata in maniera meno triviale da Roberto Vacca in un libro pubblicato nel 1989: all’epoca non si poteva scrivere “cazzo” e “fica” con la disinvoltura con cui lo si può fare oggi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *