Requiem per Astrid Kirchherr


di Vincenzo Spadavecchia

E’il vento di porto che soffia stasera a spingere questa carretta di mare.Il dodici di maggio ha portato via Astrid Kirchherr.Questa creatura amburghese che condivideva la stessa aura di Aby Warburg,incise nel suo bianco e nero l’immagine rivoluzionaria r’nr dei primi Beatles.Nulla è più iconico dell’immagine di John Lennon appoggiato allo stipite della porta d’ingresso dello”Star Club”-a sputare in faccia all’avventore,a chi guarda:”la potenza e la grandezza dei Beatles”.Lei si tinse di sangue di cervello,quello steso sulle tele in modo da veggente dal suo compagno,Stu Sutcliffe,quasi ad indossare le vesti di una “Maddalena”exis.Ne uscì da eterna musa tedesca dei ragazzi di Liverpool.E’una ingiusta catena.L’angelo stipitale tracima in rivoli densi di humus che nutrono l’opera dell’ineffabile e poliedrico Klaus Voormann e di molti giovani fotografi della Germania che processava il vomitevole passato nazista.E’ tutto un mondo di ruggine corrosa dalla salsedine che piange di rosso come sangue-sono le puttane,i travestiti,gli ubriaconi,i depravati,i drogati,tutta la”futura umanità”del quartiere a luci rosse di Amburgo a comporre questo corteo funebre disegnato da George Grosz.E’ un urlo di sconfitta che si alza dallo stadio di Sankti Pauli,la sera del dodici di maggio.E’ John Lennon che ringhia:”I grew up in Hamburg-Not Liverpool”.Ascoltatalo urlare,nel vento di porto,”Leave My Kitten Alone”-In Memory of Frances Amelia Yates(1899-1981)

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