Il bimbo di ricerca

di Vincenzo Spadavecchia

Un mio maestro.Arrivava compunto in biblioteca-abiti consunti portati con dignità,una busta di plastica blu,come borsa da docente di tempi weberiani ormai archeologici,occhiali da piccolo professore a schermare pupille dense di concentrazione.Era il mio eroe,il”bimbo della ricerca”.Usciva da quella sacca di sapienza i suoi preziosi strumenti di lavoro-le sue penne,i suoi quaderni ben conservati e si predisponeva a gustare la deliziosa libagione che l’inserviente di biblioteca stava per portargli.Dinanzi al volume d’enciclopedia non era raro sentirlo mugugnare:”veramente interessante!”.Lo rivedo piegato a ricopiare con un entusiasmo da scoperta seminale quelle voci di enciclopedia.Avrei voluto possedere, nel mio infimo cervello da deficiente,la minima quota del suo universo in composizione.L’ho scolpito in me quel”bimbo di ricerca”.Lo vedo in ogni fotografia che venga da un mondo altro-che sia una bimba indiana in una catapecchia infracidita d’alluvione,sorridente,un quaderno ingiallito dinanzi a sè,la penna pronta all’uso,che siano bimbi in un villaggio africano,sgangheratamente raccolti attorno ad un maestro improvvisato,campioni di un afflato di conoscenza ormai fantasmaico nel mondo della panicità malata,solo egotica.Circondato di ogni cosa di scibile che mal uso,vedo quel folletto di vera saggezza,uscito fuori dal”Regno delle Fate”che invano Mario Manlio Rossi volle illustraci,umiliarmi di suoi pochi libri ben compulsati.Dovunque tu sia,”bimbo di ricerca”-al tornio,al banco del panettiere,nelle campagne a sanguinare dalle mani-novello Cristo,sporco di calce oppure in camice bianco a discettare di rara malattia o luminare filosofico ad Heidelberg…sappi che se mai l’Angelus Novus abbia deciso,nella sua imperscrutabilità,di prendere forma umana,ha preso la tua.In Memoriam Gianni Rodari

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