Perché il Sud resterà indietro

di Onofrio Romano

(Dal “Corriere del Mezzogiorno”, 9/02/2021)

È facile osservare che più un problema è cocciuto più si moltiplicano le diagnosi e le proposte su come affrontarlo. Vi è una sola eccezione: la questione meridionale. A dispetto della sua inscalfibile persistenza, da tempo immemore è finita la biodiversità nel pensiero sul Sud. Esiste una mono-cultura che impregna di sé ogni anfratto, saturando completamente l’ecosistema politico e scientifico. Chiunque può verificarlo. Coloro che parlano di Sud sfoggiano tutti la stessa lista della spesa: infrastrutture, mobilità, scuola, Università, innovazione, ricerca, asili nido, servizi e diritti uguali per tutti, terzo settore, pubblica amministrazione efficiente, giustizia veloce ecc. Cambiano ovviamente gli accenti (di poco), cambia a volte l’ordine delle priorità (di pochissimo), ma la solfa è sempre quella.L’idea che ne emerge è che lo sviluppo sia una partita tutta interna ad un territorio: basta mettere i residenti in grado di fare il proprio gioco e voilà!, tutto fiorisce. Il territorio è visto come un “terreno”, che se ben coltivato, con competenza, amore, buoni semi e buoni aratri darà spontaneamente i suoi frutti, che là fuori non vedono l’ora di acquistare. Un’idea “agricola”, naturalistica dello sviluppo. Un’idea fantastica, fossimo nell’Ottocento. Ma il problema è che siamo ben oltre il duemila. E qui lo sviluppo non dipende dalla capacità dei residenti di produrre qualcosa, bensì dalla circostanza che un territorio trovi un posto degno di remunerazione dentro una macchina produttivo-finanziaria “artificiale” (tutt’altro che naturale), estesa, complessa, tentacolare, stratificata, gerarchizzata e, soprattutto, iper-satura. Per far questo, occorre progetto centrale (verticale) e forza “politica”.L’uscente ministro al ramo, Peppe Provenzano – che, per carità, sono certo rimpiangeremo a lungo – ha affermato recentemente che il Sud non ha più scuse: con la valanga di miliardi che vi si sta per abbattere, se anche questa volta non riuscirà a decollare, sarà solo colpa dei meridionali. Ebbene, i miliardi non susciteranno nessuna rinascita. Ma la colpa non sarà dei meridionali. Sarà dell’ideologia alla base degli interventi. Della totale assenza di un’intelligenza sistemica e sovraordinata. Politica. Un’intelligenza preclusa a monte dalla struttura di governance dell’Ue, rimasta del tutto intatta, nonostante il passaggio dall’austerità alla prodigalità.Certo, l’ideale sarebbe avere un’intenzionalità politica tale da permettere ad un territorio di “sganciarsi” dalla macchina economica infernale dentro la quale stiamo, al fine di costruire un autonomo modo di stare al mondo. Ma questo ce lo teniamo per un’altra vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *