Sedare le periferie. Il nuovo governo del Sud

di Onofrio Romano

(Corriere del Mezzogiorno, 9/03/2021)

È importante analizzare gli orientamenti del nuovo Governo sul Mezzogiorno, non tanto perché ci toccano direttamente, ma in quanto disvelano il senso generale dell’operazione Draghi.

Uno studio dell’Istituto Cattaneo di prossima pubblicazione mostra che nelle città meridionali, dopo la crisi del 2008, si è andata consolidando una divaricazione netta nel comportamento elettorale tra abitanti delle periferie sociali e residenti dei quartieri agiati. Un fatto del tutto inedito. Sia nella Prima sia nella Seconda Repubblica, infatti, i partiti cardine del sistema politico (di governo e di opposizione) godevano di un consenso trasversale, raccogliendo percentuali abbastanza omogenee in tutti quartieri delle città. Da qualche anno, invece, il disagio sociale è diventato determinante per gli orientamenti di voto, in una maniera per molti versi paradossale. Più aumenta il benessere, più aumentano i consensi alle formazioni di centro-sinistra, ossia ai partiti che trovano tradizionalmente la propria ragion d’essere nella vicinanza ai deboli. Il voto dei portatori di disagio va invece a formazioni populiste e anti-sistemiche (al M5S, in primo luogo). 

In realtà, questa vena anti-establishment dei ceti popolari non ha mai preoccupato più di tanto l’establishment. Anzi, spesso è quest’ultimo a fomentare attivamente le pulsioni populiste, veicolandole contro le forze riformiste, com’è accaduto nel 2013 con la gazzarra orchestrata contro Bersani e agita da M5S e Occupy Pd, al grido di “Ro-do-tà!”. I grandi poteri si preoccupano solo quando i populismi si alleano con le forze anche blandamente progressiste. È quello che di fatto è avvenuto nel corso dell’ultimo anno e che ha mutato completamente lo scenario. L’alleanza governativa tra M5S e Pd è andata a rompere lo schema della divaricazione elettorale tra gli abitanti delle periferie e le élite urbane, più o meno illuminate. Per i padroni del vapore è questo il vero pericolo. Un ministro come Provenzano – tecnico e politico, figlio della migliore scuola comunista e riformista del Sud – rischiava di fare le cose per bene, di usare il populismo per fare cose popolari. Intollerabile. Passare lo scettro alla Carfagna, distintasi a Sud per le sue campagne a favore dei proprietari di case abusive, è invece un occhiolino strizzato al notabilato meridionale, che prospera sulle istituzioni estrattive. Non è che a Bruxelles ce l’abbiano con i meridionali: è che non hanno alcuna fiducia nei loro stessi piani e modelli. Sanno benissimo che dai fantomatici 209 miliardi (in realtà già spesi per tre quarti con gli scostamenti di bilancio) non ci si trarrà un bel niente, quindi l’unica cosa da fare è normalizzare e sedare le periferie.

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