Archivi categoria: Edén Pastora

Il bimbo di ricerca

di Vincenzo Spadavecchia

Un mio maestro.Arrivava compunto in biblioteca-abiti consunti portati con dignità,una busta di plastica blu,come borsa da docente di tempi weberiani ormai archeologici,occhiali da piccolo professore a schermare pupille dense di concentrazione.Era il mio eroe,il”bimbo della ricerca”.Usciva da quella sacca di sapienza i suoi preziosi strumenti di lavoro-le sue penne,i suoi quaderni ben conservati e si predisponeva a gustare la deliziosa libagione che l’inserviente di biblioteca stava per portargli.Dinanzi al volume d’enciclopedia non era raro sentirlo mugugnare:”veramente interessante!”.Lo rivedo piegato a ricopiare con un entusiasmo da scoperta seminale quelle voci di enciclopedia.Avrei voluto possedere, nel mio infimo cervello da deficiente,la minima quota del suo universo in composizione.L’ho scolpito in me quel”bimbo di ricerca”.Lo vedo in ogni fotografia che venga da un mondo altro-che sia una bimba indiana in una catapecchia infracidita d’alluvione,sorridente,un quaderno ingiallito dinanzi a sè,la penna pronta all’uso,che siano bimbi in un villaggio africano,sgangheratamente raccolti attorno ad un maestro improvvisato,campioni di un afflato di conoscenza ormai fantasmaico nel mondo della panicità malata,solo egotica.Circondato di ogni cosa di scibile che mal uso,vedo quel folletto di vera saggezza,uscito fuori dal”Regno delle Fate”che invano Mario Manlio Rossi volle illustraci,umiliarmi di suoi pochi libri ben compulsati.Dovunque tu sia,”bimbo di ricerca”-al tornio,al banco del panettiere,nelle campagne a sanguinare dalle mani-novello Cristo,sporco di calce oppure in camice bianco a discettare di rara malattia o luminare filosofico ad Heidelberg…sappi che se mai l’Angelus Novus abbia deciso,nella sua imperscrutabilità,di prendere forma umana,ha preso la tua.In Memoriam Gianni Rodari

Requiem per Astrid Kirchherr


di Vincenzo Spadavecchia

E’il vento di porto che soffia stasera a spingere questa carretta di mare.Il dodici di maggio ha portato via Astrid Kirchherr.Questa creatura amburghese che condivideva la stessa aura di Aby Warburg,incise nel suo bianco e nero l’immagine rivoluzionaria r’nr dei primi Beatles.Nulla è più iconico dell’immagine di John Lennon appoggiato allo stipite della porta d’ingresso dello”Star Club”-a sputare in faccia all’avventore,a chi guarda:”la potenza e la grandezza dei Beatles”.Lei si tinse di sangue di cervello,quello steso sulle tele in modo da veggente dal suo compagno,Stu Sutcliffe,quasi ad indossare le vesti di una “Maddalena”exis.Ne uscì da eterna musa tedesca dei ragazzi di Liverpool.E’una ingiusta catena.L’angelo stipitale tracima in rivoli densi di humus che nutrono l’opera dell’ineffabile e poliedrico Klaus Voormann e di molti giovani fotografi della Germania che processava il vomitevole passato nazista.E’ tutto un mondo di ruggine corrosa dalla salsedine che piange di rosso come sangue-sono le puttane,i travestiti,gli ubriaconi,i depravati,i drogati,tutta la”futura umanità”del quartiere a luci rosse di Amburgo a comporre questo corteo funebre disegnato da George Grosz.E’ un urlo di sconfitta che si alza dallo stadio di Sankti Pauli,la sera del dodici di maggio.E’ John Lennon che ringhia:”I grew up in Hamburg-Not Liverpool”.Ascoltatalo urlare,nel vento di porto,”Leave My Kitten Alone”-In Memory of Frances Amelia Yates(1899-1981)

Note panunziane oo/oo r’n’r e guerriglia


di Vincenzo Spadavecchia

A disonore di tutta la canea,da bastardini spelacchiati, sull’anniversario del maggio francese, che da sempre dobbiamo sorbirci-eccola, una vera azione di controguerriglia americana antivietnamese.una enorme bandiera statunitense sparata addosso a tutti quei beatniks parigini, che erano in attesa di un messia no-american, folkettante, sdilinquente di finti sapori agresti.in culo-appare uno spiridionico allucinato scheletrico idolo d’africa supportato dalla più cazzuta backing-band del tempo.pura celebrazione di spirito d’america a parigi, nel 1966-altkekazz