Archivi categoria: La seconda lacrima

Pensieri oziosi. 2

Ieri, durante la trasmissione di Report dedicata inevitabilmente alla pandemia, Sigfido Ranucci, sull’onda di quanti auspicano il sorgere di una nuova consapevolezza che ci porti verso un mondo migliore quando questo immobile ambaradan sarà passato, cita il famoso discorso di Robert Kennedy del 18 Marzo 1968 tenuto all’Università del Kansas in cui sostenne che il PIL «misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta».
Su questa affermazione mi pare ci sia abbondantissimo consenso. Quello su cui invece non mi pare il consenso ci sia è proprio ciò che renda la vita degna di essere vissuta. Così, applicandoci infaticabilmente a far aumentare il PIL, otteniamo il non trascurabile vantaggio di poter evitare di porci il problema.

Pensieri oziosi. 1

Notizie apprese ascoltando la puntata di ieri, 18 marzo, di Leonardo.
La sospensione delle attività produttive a causa del coronavirus sta comportando una significativa riduzione dell’inquinamento atmosferico: le immagini a falsi colori riprese dai satelliti non lascerebbero spazio ad alcun dubbio.
Marshall Burke, economista delle risorse ambientali a Stanford, sostiene che i due mesi di fermo a cui è stata costretta la Cina avrebbe salvato la vita di 4.000 bambini e 73.000 anziani con patologie pregresse, al contrario il COVID-19 di vittime ne ha provocate “solo” 3500.
Visto che ogni anno nel mondo 8 milioni i morti sono attribuiti all’inquinamento, alla fine di questa storia – a dire di Alessia Mari autrice del servizio – scopriremo probabilmente che le vite risparmiate dalla riduzione dell’inquinamento saranno state assai di più di quelle perse a causa del virus.
Dubbio, mio: ma, se i decessi per inquinamento (come peraltro i morti sulla strada e quelli sul lavoro) sono considerati l’inevitabile prezzo che siamo tutti chiamati a pagare in nome dell’economia e dello sviluppo, non è che Boris Johnson non aveva poi tutti i torti a sostenere l’antieconomicità delle misure necessarie a bloccare il virus? Muoiano pure quelli che devono morire e gli altri se la godano: non è così che va il mondo?

Perle, 2. Make Love, not Peace.

Mi imbatto in questa notizia: nel 1994 un laboratorio di ricerca dell’US Air Force, il Wright Laboratories in Ohio, chiese un finanziamento per 7,5 milioni di dollari per sviluppare ordigni bellici di nuova concezione. Fra questi erano contemplati gas capaci di indurre alitosi durevoli e pestilenziali, spray che avrebbero dovuto attirare sciami di vespe inferocite o orde di ratti arrabbiati, sostanze volatili atte a rendere la pelle estremamente sensibile alla luce del sole provocando dolorose scottature. Ma l’arma su cui i ricercatori sembravano concentrare le loro maggiori aspettative era una bomba ai feromoni: soprannominata in seguito “Gay Bomb”, lanciata sui nemici avrebbe dovuto spingerli a frenetici atti di fornicazione omosessuale distogliendoli da ogni azioni guerresca rendendoli inermi e alla mercé di truppe dotate di adeguate maschere protettive.

Nel 2007 dopo che la richiesta di finanziamento fu resa pubblica a seguito di una richiesta presentata dallo Sunshine Group (industrie chimiche) ai sensi del Freedom of Information Act (F.O.I.A. , vabbè!) ai responsabili del Wright Laboratoris fu assegnato l’IgNobel. (Quell’anno gli altri premi furono assegnati a una ricerca sugli effetti del jet-lag sui criceti e a uno studio su ciò che succede nello stomaco di un mangiatore di spade)

Perle, 1. Il grande Gauss

Capita, a volte, di imbattersi in straordinarie perle.
Nel 1820 il grande Carl Friedrich Gauss propose di tracciare nella steppa siberiana una rappresentazione grafica del teorema di Pitagora da usare come messaggio verso civiltà aliene. I lati del triangolo e dei quadrati, lunghi migliaia di chilometri per poter essere visti dalla Luna o da Marte, sarebbero dovuti essere tracciati piantando abeti neri; le aree delle figure, poi, riempite seminate a orzo in primavera, avrebbero gradualmente cambiato colore dal verde al giallo scuro e carico della maturazione, per essere, forse, meglio notate dalle profondità dello spazio.
Parecchi anni dopo, avendo casualmente avuto notizia di tale proposta, Adolfo De Bosis, poeta oggi piuttosto trascurato nonché padre di Lauro De Bosis che nel 1931 da un piccolo aereo lanciò su Roma migliaia di volantini antifascisti prima di inabissarsi in mare mentre cercava di tornare a Marsiglia, avrebbe commentato che, se proprio si intendeva essere onesti con gli alieni, si sarebbero dovute piuttosto tracciare in tal modo le figure di un cazzo e di una fica: l’umanità avrebbe dato così una rappresentazione più veritiera di sé. La storiella è raccontata in maniera meno triviale da Roberto Vacca in un libro pubblicato nel 1989: all’epoca non si poteva scrivere “cazzo” e “fica” con la disinvoltura con cui lo si può fare oggi.